La diagnosi energetica (o audit energetico) è lo strumento chiave per progettare gli interventi di efficientamento energetico, perché individua gli sprechi e la strategia con cui trasformarli in risparmio. Per questo è stata resa obbligatoria per determinati soggetti. Quali sono? Cosa occorre sapere? A chi rivolgersi? Quali sono i costi?

Sempre più spesso sentiamo parlare dell’urgenza di aumentare l’efficienza dei nostri edifici e quindi della necessità di analizzare gli sprechi tramite la diagnosi energetica.

Per questo probabilmente anche tu hai iniziato ad interrogarti sulla qualità degli strumenti energetici della tua struttura: quali sprechi generano? Come incidono sulle emissioni e sui costi? Quanto limitano le performance?

Sai che l’unico modo per trovare le giuste risposte è quello di eseguire una diagnosi energetica ma prima di passare dalla teoria alla pratica hai bisogno di capirne di più.

Lo capisco, anch’io farei esattamente come te.

Innanzitutto ti interessa sapere se il tuo edificio è soggetto all’obbligo e nell’eventualità cosa prevede la norma.

Compreso questo, potrai passare a valutare la convenienza della diagnosi energetica per il tuo caso specifico, nel rapporto costi/benefici.

Per fare tutto ciò hai bisogno di uno strumento che ti guidi nel complesso mondo dell’audit energetico, fatto di obblighi, norme, scadenze e requisiti da rispettare.

Ecco perché abbiamo pensato di realizzare una guida sulla diagnosi energetica, con la quale mostrarti: quali sono le realtà soggette all’obbligo, entro quale scadenza è necessario redigerla, come si differenzia per le varie tipologie di applicazione, a quali figure rivolgersi, quali sono i costi da sostenere e le forme d’incentivazione dedicate.

Se pensi che queste possano fare al caso tuo, mettiti comodo e buona lettura!

Diagnosi energetica, cos’è e come funziona

La diagnosi energetica o audit energetico è la “procedura sistematica finalizzata ad ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi ‐ benefici e a riferire in merito ai risultati” (Dlgs 141/2016, di integrazione del Dlgs 102/2014, all’art .2 lettera b‐bis).

In poche parole si tratta di un documento che racchiude al suo interno i dati relativi a tutti i processi che incidono sui costi energetici. Si tratta quindi del primo passo da compiere per progettare un intervento di efficienza energetica mirato per massimizzare i risultati in termini di prestazioni e di risparmio energetico, prestando attenzione alla fattibilità tecnica e della convenienza economica.

La diagnosi energetica è redatta per ogni tipo di struttura sia pubblica o privata.

Diagnosi energetica, per le aziende

La diagnosi energetica è molto utile per le aziende, perché permette all’imprenditore di conoscere gli sprechi energetici nascosti che costantemente incidono sui costi aziendali.

Potremo immaginarcela come una sorta di mappa che guida l’imprenditore nell’analisi dei propri consumi energetici, aiutandolo nella realizzazione degli interventi di efficienza energetica della sua attività.

Al suo interno vengono catalogati gli interventi mirati ad aumentare l’efficienza della struttura, in ordine di priorità.

Così l’imprenditore potrà avere il miglior risultato con il minor numero di interventi.

In particolare per le piccole medie imprese rappresenta l’opportunità di ridurre concretamente i costi dell’energia elettrica, una delle maggiori voci di spesa che incidono sul bilancio.

Anche per questo attraverso il Decreto Legislativo 102/ 2014, si è resa obbligatoria per determinati soggetti:

  1. Le grandi imprese, che hanno più di 250 dipendenti ed un fatturato superiore a 50 milioni ed un bilancio annuo superiore a 43 milioni ripetuto per due esercizi consecutivi;
  2. Le imprese energivore sono quelle che consumano in un anno, 2,4 GWh di energia elettrica o altre energie, le cui spese energetiche siano maggiori del 3% del fatturato.

Questi soggetti devono rispettare l’obbligo della diagnosi energetica entro il 5 dicembre 2019.

Diagnosi energetica, per edifici pubblici

La diagnosi energetica è in grado di apportare molteplici benefici anche nel caso degli edifici pubblici, uno su tutti quello di abbattere gli sprechi e quindi parte dei costi.

Il risparmio generato potrà essere investito in interventi altrimenti impensabili, fornendo così un ulteriore servizio al comunità.

Oltre al fattore economico è importante tenere conto dello stesso comfort degli ambienti e degli spazi pubblici, che in seguito ad una mirata diagnosi energetica, potrà vantare una maggiore efficienza.

Riducendo i consumi energetici inoltre, si riducono anche le emissioni di CO2 , tra le principali colpevoli del riscaldamento globale e dei disastri atmosferici sempre più frequenti.

Per le amministrazioni pubbliche esiste un incentivo molto vantaggioso, il Conto Termico 2.0 il quale finanzia totalmente la diagnosi energetica per gli edifici pubblici.

A quale fine? Quello di aiutare le pubbliche amministrazioni ad efficientare i propri edifici attraverso interventi di isolamento termico e/o impianti utili alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili.

Ad esempio, se in un edificio di proprietà del Comune è presente una vecchia caldaia alimentata da fonti tradizionali, l’Amministrazione può scegliere di efficientarla con un impianto che produce energia termica da fonti rinnovabili come per esempio la pompa di calore, sfruttando il Conto Termico 2.0 (per approfondire l’incentivo del Conto Termico 2.0 leggi quest’articolo). In questo caso il Comune avrà diritto alla diagnosi energetica finanziata al 100% dall’incentivo, in più avrà il nuovo impianto scontato fino al 65%.

Obbligo della Diagnosi Energetica per il condominio

Anche il privato può trarre grandi benefici dalla diagnosi energetica, come nel caso dei condomini.

Chiaramente più abbiamo a che fare con edifici di grandi metrature e quindi di più appartamenti e più aumenta la possibilità di imbattersi in sprechi energetici, che sommati l’uno sull’altro generano ingenti costi.

Predisporre una diagnosi energetica dell’intero condominio consentirebbe di individuare le soluzioni di ammodernamento ed efficientamento energetico idonee, tenendo conto della fattibilità tecnica e della convenienza economica nel rapporto costi/guadagni.

Per arrivare a questi risultati vengono eseguite una serie di rilevazioni dell’involucro edilizio e degli impianti di riscaldamento, così da verificare il fabbisogno energetico complessivo.

Grazie a queste azioni si arriva ad ottenere un elenco di possibili interventi di efficienza energetica, sempre elencati per ordine di priorità.

È evidente dunque l’importanza della diagnosi energetica su un intero edificio, pensiamo allora se questa fosse redatta su ogni condominio delle nostre città…

Anche per questo è stato introdotto l’obbligo della diagnosi energetica nei condomini.

Infatti con l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale 26/06/2015 si è reso obbligatorio l’audit energetico per i condomini che hanno in progetto di ammodernare impianti già esistenti o di installarne di nuovi che abbiano una potenza nominale del generatore maggiore a 100 kW.

Secondo i requisiti minimi del decreto:

Nel caso di ristrutturazione o di nuova installazione di impianti termici di potenza termica nominale del generatore maggiore di 100 kW, ivi compreso il distacco dall’impianto centralizzato, deve essere realizzata una diagnosi energetica dell’edificio che metta a confronto diverse soluzioni progettuali. Queste soluzioni possono essere:

  1. Impianto centralizzato dotato di caldaia a condensazione con contabilizzazione e termoregolazione per singola unità abitativa;
  2. Impianto centralizzato dotato di pompa di calore elettrica o a gas con contabilizzazione e termoregolazione del calore per singola unità abitativa
  3. Le possibili integrazioni dei suddetti impianti con impianti solari termici
  4. Impianto centralizzato di cogenerazione
  5. Stazione di teleriscaldamento collegata a una rete efficiente come definita al decreto legislativo n. 102 del 2014
  6. Per gli edifici non residenziali, l’installazione di un sistema di gestione automatica degli edifici e degli impianti conforme al livello B della norma EN15232

L’obbligo è stato introdotto anche nel caso della contabilizzazione del calore per i condomini con impianti centralizzati, come previsto dal Decreto Legislativo 102/2014 che fa riferimento a tutti quei condomini caratterizzati da un sistema di impianto centralizzato senza la gestione autonoma del calore per ogni singola abitazione.

Il requisito da rispettare è quello di ammodernare gli impianti con meccanismi per calcolare i consumi e gestire l’impianto di riscaldamento in modo autonomo per ogni singola abitazione.

L’obiettivo finale è quello di dare la possibilità di scegliere quando riscaldare la propria casa, scegliendo la temperatura dell’abitazione senza limiti di orario.

Le sanzioni in caso di inadempienza, vanno da 500,00 € a 2.500,00 €, che verranno applicate sia sul condomino che sul condominio.

Nel caso in cui un tecnico specializzato certifichi che i sistemi di contabilizzazione non siano economicamente convenienti, non possibili a livello tecnico o che non siano adeguati rispetto ai potenziali risparmi energetici, le sanzioni non verranno applicate.

Quindi, approfittando dell’obbligo della diagnosi energetica e degli incentivi dedicati, i condomini potrebbero usufruirne a proprio vantaggio efficientando l’edificio. In questo modo gli abitanti godrebbero di maggior comfort e di costi ridotti…semplicemente sfruttando l’adempimento come una possibilità.

Per l’efficienza energetica dei condomini ci sono due tipi di incentivo: l’Ecobonus e il Conto Termico 2.0.

L’Ecobonus è una forma di detrazione fiscale che copre fino al 75% degli interventi di efficienza energetica individuati dalla diagnosi energetica per il condominio, nel caso in cui gli interventi di efficienza energetica sono combinati con interventi per la riduzione della classe sismica degli edifici l’ecobonus può coprire fino al 80-85% degli interventi.

Il Conto Termico 2.0, invece, finanzia il 50% dei costi per la realizzazione della diagnosi energetica nel caso si effettuino i seguenti interventi:

  • Pompe di calore, elettriche o a gas, utilizzo di energia aerotermica, geotermica o idrotermica
  • Generatori di calore alimentati da biomassa (legna, pellet, cippato), stufe o termocamini
  • Sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldacqua a pompa di calore
  • Installazione di collettori solari termici
  • Sistemi ibridi a pompe di calore

Diagnosi energetica, quanto costa e a chi rivolgersi

La lista delle informazioni richieste per la diagnosi energetica, la rendono un documento complesso, per questo la sua redazione deve essere eseguita da uno specialista certificato in materia di efficienza energetica.

Questa figura deve essere a conoscenza delle linee guida per redigere l’audit, tra cui: modalità di raccolta i dati, modalità di analisi approfondita del sito, saper descrivere in modo dettagliato il fabbisogno energetico dei sistemi esistenti, calcolare gli indici di prestazione energetica e stendere un rapporto con opportunità di miglioramento, redigendo al suo interno un elenco dettagliato delle opportunità di miglioramento dell’efficienza energetica della struttura in esame.

Tutta la documentazione necessaria può essere redatta da professionisti che sono in possesso delle competenze specifiche per la diagnosi energetiche. Tali professionisti devono possedere le certificazioni UNI CEI 11352 o UNI CEI 11339, o in alternativa UNI CEI EN 16247-5.

Gli specialisti in questione sono le ESCo (Energy Service Company), gli EGE (Esperti in Gestione dell’Energia) e gli Auditor Energetici Certificati.

Al fine di redigere la Diagnosi Energetica specifica per il cliente, gli specialisti utilizzano di metodi di calcolo e di valori di riferimento del mercato, così da formulare un prezzo in linea con il mercato.

Detto questo il prezzo del singolo Audit varia in base alle dimensioni e alla complessità dell’edificio analizzato, per cui risulta difficile decretare un costo fisso della pratica.

Come abbiamo visto però, ci sono varie forme di incentivazione dedicate proprio a questo fondamentale strumento, essenziale per eseguire gli interventi di efficienza energetica.

Ricapitoliamo brevemente:

  • Per gli edifici pubblici infatti è ripagata al 100% dal Conto Termico;
  • per le Piccole Medie Imprese invece l’importo viene cofinanziato dalle regioni;
  • nel caso dei condomini invece è finanziata al 50% dal Conto Termico.

Quando invece non è possibile accedere alle precedenti forme di incentivazione è possibile comunque beneficiare della Detrazione Fiscale per la riqualificazione energetica, che corrisponde al 65% dell’IRPEF.

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